Sacro

23 Marzo 2012

sà-cro

SignCiò che è legato ad un valore trascendente; per estensione, inviolabile, separato

dal latino: sacer sacro, ma anche maledetto.

Nella prima Roma, la Roma monarchica, il diritto era legato alla religione in modo molto stretto - pur rimanendo poi sempre (anche oggi) permeato di riti, formule e liturgie.

Ai tempi esisteva una sanzione penale e religiosa molto particolare, prevista per chi avesse turbato, con un proprio comportamento, la pax deorum, ossia il concorde equilibrio fra la cittadinanza romana e i suoi dèi: la sacertà.

Ad esempio, chi nottetempo avesse spostato le pietre di confine del proprio appezzamento di terra, allargandolo, avrebbe offeso il dio Termine, custode dei confini. L'unico modo per riparare l'offesa al dio era espellere il reo dalla comunità consacrandolo a Giove. In questa maniera, il reo dichiarato sacro veniva spogliato di ogni umano diritto; non veniva però sacrificato ritualmente: più semplicemente, non più uomo, chiunque poteva ucciderlo impunemente, come meglio avesse creduto.

Questo ci racconta un sacro, una sacertà tipica di popolazioni i cui dèi non sempre sono benevoli, e che così ci mette in luce la profondità di questo concetto altrimenti piatto e stereotipato.

Il sacro è il valore trascendente dell'immanente concreto, cifra spirituale, mistero separato e nascosto di là dal velo - che può forse essere svelato e rivelato intimamente nell'incontro fra il sé e il fuori di sé, dalle proprie azioni, dai propri sentimenti - che l'uomo subisce o abbraccia nel bene o nel male, nella maestà immensa dell'altissimo e nel terrore cieco dell'abisso, puro, pulito, umano fondamento ma alieno all'umano, necessario non contingente, significato dell'essere.

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