Stereotipo

ste-re-ò-ti-po

Relativo alla stereotipia; idea preconcetta; modello convenzionale

dal francese stéréotype, neologismo del tipografo Firmin Didot, indicante il metodo di stampa da lui brevettato nel 1795; composto dal greco stereos duro, rigido e da typos impressione.

Mutuiamo questa notissima parola dal lessico tipografico.

Monsieur Didot ideò un metodo per duplicare le lastre tipografiche: la pagina di stampa, composta con righe e caratteri mobili, veniva impressa su un materiale capace di accoglierne, successivamente, un calco in piombo. In questo modo si otteneva una composizione tipografica fissa, che stampava sempre e solo la medesima pagina. Un bel balzo avanti, per il mondo dell'editoria: stampare un libro stava diventando sempre più semplice.

È facile intuire come dall'immagine di un oggetto che produce pagine sempre uguali si siano estesi ampi significati figurati. In psicologia diventa stereotipo l'idea preconcetta, un'opinione semplicistica e precostituita che non si fonda su osservazioni concrete; è stereotipo il modello convenzionale che rispecchia l'immaginario comune; e in linguistica si parla di stereotipo davanti a una locuzione cristallizzata, una frase fatta.

Certamente lo stereotipo ha la sua utilità evolutiva, sia a livello individuale, sia a livello sociale; ma in quanto pregiudizio implica una rigidità. E certo, rimanendo in metafora, lo stereotipo non può competere con la fluida versatilità della stampa digitale.

Parola pubblicata il 29 Giugno 2014

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