Ballottaggio

bal-lot-tàg-gio

Seconda votazione limitata ai candidati che hanno ricevuto più voti alla prima

dal francese: ballotage, dalla radice francone balla palla, passata prima per l'italiano attraverso ballotta castagna.

L'impressione è quella di un sistema raffinato all'interno di un contesto elevatissimo: sporcizia a parte, che cosa c'è di più alto e decisivo, per una democrazia, dell'ultima votazione, dell'entrare nella cabina con l'appuntatissima matita e tracciare un segno su uno dei due candidati finali?

Ma l'origine è antica e umile. Si usavano le castagne - qui a Firenze si chiamano ancora ballotte - per contare i voti. Come anche a Venezia. E l'usanza pare sia stata molto comune, in Europa - che l'espressione del ballottaggio ha attecchito con un successo così globale che pare sia nata ovunque da sé, e c'è chi vede addirittura provenienze dall'arabo [ballut] o dal greco [balanos], sempre col significato di ghiande o castagne. Ricorda un tempo in cui il cibo aveva un senso diverso nella vita quotidiana (perso forse con gli ultimi fagioli per segnare i numeri della tombola), quando era una materia più viva che serviva la vita civile più che la gola. Insomma, sentire al mattino un professore di diritto internazionale che parla dei problemi nel "ballotage" nelle ultime elezioni dello Zimbabwe, e al pomeriggio uscire in centro a Firenze passando sotto la Torre delle Castagne in cui otto secoli fa si riunivano i Priori delle Arti eletti contando le ballotte, ti fa percepire il meraviglioso, antico e fluidissimo castone di storia, geografia, cucina e lingua in cui vivi. E sei contento.

Parola pubblicata il 17 Novembre 2011

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