Casta

càs-ta

Gruppo sociale separato

dal portoghese: casta razza pura, dal latino: castus puro.

Si tratta di un concetto marcio, nascosto odiosamente in un nome di candore e nobiltà. Una classe sociale chiusa ed omogenea distinta da un diritto di nascita, da un mestiere preciso, da privilegi speciali, in che modo può essere 'pura'?

L'orrore per una contaminazione spirituale o morale, ritorta in endogamie, cela la convinzione di superiorità, la brama di potere, e l'affermazione - più o meno silenziosa - della casta protegge le alte sfere che mirano a conservarsi.

La casta resta 'pura' escludendosi dal resto dell'umanità, difendendo il vantaggio di conoscenze e ricchezze esclusive, impedendo la lucida fluidità di un corpo sociale libero ed educato in cui chiunque possa fare ciò che desidera secondo le proprie capacità ed aspirazioni: la casta resta 'pura' grazie all'immobilità (e dicono che la democrazia sia una cosa sporca: allora evviva lo sporco).

Sarà quindi una casta quella dei militari che detengono il potere delle armi e decidono capricciosamente le sorti di questo o quel sanguinario conflitto in Africa; sarà una casta quella dei professionisti che si assicurano che non altri se non i propri discendenti possano accedere alla loro professione; sarà una casta quella dei sacerdoti, sempre ben protetti dall'autorità centrale finché obbedienti.

Da notare, infine, che il successo che questa parola ha avuto nel definire la nostra classe politica è dovuto all'omonimo libro-inchiesta dei giornalisti Rizzo e Stella, il cui titolo si ispira ad una frase di Veltroni. Eccezione alla triste regola che le espressioni giornalistiche sono tutte oscene.

Parola pubblicata il 24 Agosto 2012

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