Catafalco

ca-ta-fàl-co

Sostegno su cui viene posta la bara durante i funerali; per estensione e ironicamente, oggetto ingombrante

incerto, le fonti sono piuttosto vaghe e sconnesse. Forse dal latino: composto di captare catturare (lo sguardo) e palco.

Parola di grande solennità: il feretro viene deposto sul catafalco già coperto di drappi e fiori, e col suo odoroso onore focalizza gli sguardi, i pensieri, le lacrime, mentre il sacerdote, ieratico, celebra la liturgia delle esequie.

Si scrolla di dosso la bara e l'olezzo d'incenso, però, il catafalco, quando viene usato ironicamente: in questo caso, sì, questa parola acquista un brio comico irresistibile, una vitalità prorompente. Qualsiasi oggetto o struttura ingombrante e non proprio elegante può diventare scherzosamente un catafalco - così come più comunemente lo facciamo diventare una cassa da morto. La grossa auto nuova dell'amico dalla linea non sinuosissima; la valigia dell'amica all'aeroporto; l'ultima, indecifrabile scultura di chissà quale artista; l'ultimo, inquietante edificio di chissà quale architetto - che adesso sorge in mezzo ad una piazza che era bella.

Parola pubblicata il 14 Gennaio 2011

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