Censura

cen-sù-ra

Controllo morale o ideologico su opere; magistratura dell'antica Roma

dal latino: censura nome della magistratura istituita nel 443 a.C. al fine di tenere regolari censimenti della popolazione, da censire registrare i cittadini e i loro beni.

I consoli, a Roma, non riuscivano a riparare a tutto. C'era un gran daffare. Così nel IV secolo avanti Cristo si era arrivati ad un grave ritardo nei censimenti - registrazioni fondamentali per calibrare tasse ed organizzazione militare. Così fu istituita una magistratura ad hoc: la censura (che a sentirla così mette già paura).

Fu solo in un secondo momento che ai due censori fu affidata anche la vigilanza sulla moralità dei costumi - vigilanza che poi varrà per antonomasia ad identificare il censore e la censura, anche per effetto di censori passati alla storia per la loro integerrima e durissima severità, come Marco Porcio Catone, alias "Catone il censore", quello di delenda Carthago.

Attraverso l'opprimente storia degli indici dei libri proibiti e le purghe dei passati totalitarismi (con relativi ammonimenti del senno di poi), la censura arriva a noi, oggi, come qualcosa di più leggero: ci arriva come quel processo per cui lo Stato o una chiesa si impongono su opere perlopiù artistiche (o comunque di pensiero) cancellando o edulcorando le parti che per la moralità istituzionale adottata riescono troppo dure o spinte - anche se la tendenza attuale, molto più rigida contro il sesso che contro la violenza, la dice lunga sulla caratura della moralità suddetta.

In generale la censura si è sempre rivelata come qualcosa da cui guardarsi bene, poiché, in sostanza, è ciò che d'autorità decide per noi ciò che è lecito e ciò che non lo è, una dittatura della coscienza, un pilota automatico dell'etica che vuole sollevare dalla necessità di pensare e dar giudizi propri - una lordura tale che pensar che ancora oggi, a casa nostra, c'è qualcuno che censura, è assurdo quanto pensare di avere degli schiavi nel campo.

Parola pubblicata il 27 Maggio 2012

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