Compitare

com-pi-tà-re (io cóm-pi-to)

Leggere separando i suoni delle lettere o delle sillabe

dal latino: computare calcolare, sillabare.

È una parola tanto dolce, che rimanda alla mente immagini di bambini che imparano a leggere; fuori di sillabazione a fini didattici o lontano dalle tenere descrizioni del vecchio che legge il giornale compitando, nell'uso comune è stata praticamente soppiantata dallo "spelling": nel dubbio, trascrivendo un nome, non si chiede di compitarlo, ma di farne lo spelling, pronunciandolo lettera per lettera.

Senza voler rifiutare forestierismi ad ogni costo, possiamo notare che il "to spell" inglese è un concetto di alta dignità: è un pronunciare quasi solenne, come si fa con le formule magiche - un connotato ben diverso rispetto alla posata incertezza del calcolo misurato che fa chi compita, ma comunque molto significativo ed espressivo.

Quello del compitare è allora un impegnato mettere un passo davanti a un altro, principalmente nella lettura, ma che si può estendere oltre, ad esempio alla recitazione a memoria di una poesia o di un enunciato - lo studente compita un sonetto di Leopardi senza averci troppo pensato su -, o alla stentata ripetizione di opinioni altrui - durante una discussione qualcuno interverrà compitando una tesi letta su un giornale.

Parola pubblicata il 30 Giugno 2012

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