Coraggio

co-ràg-gio

Forza morale che permette di affrontare situazioni difficili

dal provenzale: corage, derivato dal latino: cor cuore.

Si tratta di una virtù ampia, come dichiara l'origine forte e generica che la lega al cuore. Il coraggio è il prestare l'ampiezza del petto all'incerto, al pericolo, al dolore - la disposizione salda al sacrificio. Noi, dal canto nostro, soffriamo di un coraggio che è inestricabilmente legato ad una sfera cavalleresca, militaresca, ad un paradigma di violenza - l'accettazione del mettere a repentaglio la propria incolumità fisica nello scontro. Ma il coraggio è ben lontano dalla stupidità che spesso governa simili sfere: il coraggio dialoga con la paura - paura che può essere saggia cifra di buona intellezione. Infatti il coraggio si distanzia dal temerario, l'audace senza accortezza. Come bene sintetizza una celebre frase attribuita ad Ambrose Redmoon, il coraggio non è l'assenza di paura, ma piuttosto il giudizio che c'è qualcosa di più importante della paura. Diventa l'intervento umano che supera l'istinto, vessillo vero di sentimenti, di principi - bandiera del vero uomo al di là, e con respiro più ampio, rispetto alla semplice lotta, motore responsabile che intimorito non cede al timore perché qualcosa di luminoso, di sacro, di giusto lo chiede, da dentro di lui.

Parola pubblicata il 16 Luglio 2012

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