Delibare

de-li-bà-re (io de-lì-bo)

Assaggiare, degustare; trattare una questione con superficialità; riconoscere un provvedimento giudiziario pronunciato da un tribunale straniero

dal latino: delibare prendere una piccola parte (per offrirla alla divinità), composta di de- separazione libare assaggiare.

Degustare piccoli assaggi di cibi e di bevande, con modi aggraziati e raffinati: questo è delibare. Per estensione, può esserlo gustare qualsiasi piacere con compostezza - che per radice suggerisce quasi una ieraticità.

Se mi trovo ad un'esposizione di alta arte enogastronomica, deliberò le tartine e le scaglie di formaggio stagionato, e i sottili (e quasi vuoti) calici di costoso vino che mi vengono offerti; se mi accorgo che il meraviglioso libro che sto leggendo, ormai, vòlge alla fine, mi concederò di delibare solo qualche pagina ogni sera - per prolungare il piacere; e mantenendo la stessa immagine (ma cambiando radicalmente il significato e la connotazione assieme al contesto) in una discussione esausta deliberò ora questa ora quella questione, senza nemmeno troppa convinzione: "tutti bene, a casa? e gli studi come procedono? ah, ma non mi dire, ha fatto i cuccioli?"

Grazia infinita (impreziosita dall'inusualità) ha la delibazione come termine giuridico, che indica l'appropriazione dell'ordinamento italiano di una sentenza straniera - procedimento altrimenti noto come "exequatur": l'Italia coglie un provvedimento, un assaggio di un ordinamento estero.

Parola pubblicata il 14 Maggio 2011

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