Fastidio

fas-tì-dio

Malessere, seccatura

dal latino: composto di fastus orgoglio e taedium noia.

L'etimologia ci parla chiaramente di una ripugnanza superba. Eppure si tratta di una parola estremamente comune e innocente. Quindi bisogna pensarci un attimo di più.

Il fastidio è un disagio, un impiccio che si reputa tanto sgradevole quanto sostanzialmente, ontologicamente inferiore a noi: il fastidio di un calabrone, il fastidio di un taglietto in bocca, il fastidio di una pratica che tarda ad essere sbrigata, il fastidio di un tizio che fischietta o canta per strada. Non si parlerebbe mai del fastidio della delinquenza o di una crisi mondiale, e solo un nobile ricchissimo autocrate francese del '700 potrebbe parlare del fastidio procuratogli dalla pioggia.

Il fastidio è quel malessere che si guarda con disprezzo, quella seccatura plebea che mi impolvera le scarpe all'inglese, davanti alla quale ci imponiamo come solo valore da considerare - tralasciando che siamo solo gli ultimi avventori di un mondo dominato e regolato dagli insetti, che il taglietto che frizza è una utilissima anzi fondamentale innovazione biologica congegnata attraverso tre miliardi di anni di storia, che di persone che come te vogliono veder sbrigata la propria pratica ce ne sono centinaia di migliaia, che quel tizio che fischia o canta magari è felice - e tu che investi energie ad infastidirti magari non lo sei.

Parola pubblicata il 21 Luglio 2011

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