Masochista

ma-so-chì-sta

Chi si compiace nel subire violenze e umiliazioni

dal tedesco: Masochismus, termine coniato dallo psichiatra Von Krafft-Ebing, derivato dal nome di Leopold von Sacher-Masoch. In molte fonti tale termine viene datato al 1869, ma ciò è improbabile, poiché il primo romanzo erotico di Masoch, "Venere in pelliccia", è stato pubblicato nel 1870.

Il masochista ci appare come lo speculare del sadico: tanto questo gode nell'infliggere dolore e umiliazione, tanto quello si compiace di subirne. Così come il sadismo, anche il masochismo viene strettamente legato, in un primo momento, alla sfera psicosessuale - avendo come riferimento culturale i romanzi erotici di Leopold von Sacher-Masoch, scrittore austriaco vissuto fra il 1836 e il 1905. In questi romanzi, di cui il primo e più famoso è "Venere in pelliccia", Masoch narra di relazioni in cui il protagonista si assoggetta all'amata, che dispone liberamente di lui asservendolo, umiliandolo e usandogli violenza.

Oggi generalmente si parla di masochismo in senso più lato e svincolato dall'ambito sessuale, e laicizzato rispetto all'uso tecnico che ne farebbe uno psicologo: al masochista viene associato chi si compiace sottilmente delle proprie disgrazie, del proprio dolore - che magari ricerca. E non vede l'ora di raccontarti. Scherzando si ammetterà di essere un masochista quando gli amici ti dicono "Ma come, continui a chiamarla?", o più seriamente si liquiderà come masochista chi ricerca un partner che lo o la umilii. E sarà masochista chi non sopporta Wagner e si concede sei ore di divertimento andando a vedere la Götterdämmerung.

Parola pubblicata il 20 Marzo 2013

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