Meandro

me-àn-dro

Ansa di un fiume; intrico tortuoso

dal nome del fiume turco Meandro, particolarmente sinuoso.

L'uso comune di meandro vuole che sia un intreccio complicato, un dedalo difficilmente penetrabile e sondabile: si parla dei meandri dell'amministrazione pubblica, dei meandri della mente, dei meandri di un castello medievale.

I meandri, però, sono inizialmente le curve che il fiume naturalmente tende a compiere in piano: abbiamo tutti in mente l'ampio fiume tropicale che serpeggia attraverso la foresta, compiendo larghi seni. Ora, la curva del fiume, per quanto curva e perfino stretta, non è certo tortuosa; chiaro, non traccia un disegno retto, ma da qui a vedere il meandro come intreccio inestricabile di strada ce n'è.

Nell'ecologia fluviale il meandro è una ricchezza inestimabile: allunga la superficie di contatto fra acqua e terra, amplia quel mondo umido e anfibio che è patria e ricettacolo della più sconvolgente biodiversità. Un fiume che corre dritto in mare dà molto meno, al mondo.

Così censurare i meandri di una discussione o di una lezione vuol dire castrarla di tanta ricchezza in più che potrebbe dare a chi parla e ascolta; sono i meandri del lungo romanzo a fartici scivolare dentro; ed è nei meandri della vita che non si tira col righello che sta la sua bellezza.

Parola pubblicata il 01 Novembre 2012

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