Novella

no-vèl-la

Novità; breve racconto

dal latino: novella diminutivo di novus nuovo.

Parola facile, no? No. La densità della novella è grandissima, il suo valore nella nostra cultura altissimo.

La novella è innanzitutto, in un senso un po' desueto, la novità, l'annuncio di una notizia insolita. Da questa accezione, se pure se ne è perso il senso proprio, sgorgano concetti per noi enormi.

Quanto è ricca di ricordi e nostalgie la novella!, colore d'acquerello: non fiaba vana, non racconto o narrazione scandita, ma trepidazione per una storia nuova e fantastica, leggera d'immaginazione, primaverile, spensierata. Forse le giornate oggi sono così defatiganti perché nessuno ci legge, a sera, una novella.

Ma non finisce qui: ci sarebbe da passare per le Novelle di Giustiniano, nuove costituzioni che l'Imperatore illuminato stilò con una lungimiranza senza pari; ci sarebbe da passare per il Novellino, raccolta di racconti del '200 che contribuì a trarre fuori l'italiano dall'incerto magma del latino e della barbarie, parlando la lingua del popolo - seguito a ruota dalle novelle del Decamerone di Boccaccio e del Trecentonovelle di Sacchetti; e forse sopra ogni altra ci sarebbe da passare per la Buona Novella, traduzione letterale di "Vangelo" (dal greco: [eu anghelion] lieta notizia), che travolge la nostra cultura intera con l'ancor nuovo messaggio di redenzione e amore portato da Cristo - non a caso scelta da De André per titolare e rileggere questo fondamentale racconto.

Non è necessario sviscerare ogni elemento culturale che vive in una parola: basta percepirne il peso aureo.

Parola pubblicata il 04 Dicembre 2011

Commenti