Poesia

po-e-sì-a

dal greco: poiein fare.

Si dice che l'uomo prima di parlare abbia cantato, che prima di scriver prosa abbia fatto poesia.

Fuor di immaginazione, il fare della poesia rappresenta non un complesso e contorto canale artistico proprio delle personalità più enigmatiche, scure, sibilline e al contempo fascinose - al contrario, la saggezza dell'etimo, sedimentatosi attraverso i secoli, ci suggerisce un rapporto molto naturale, fra l'uomo e la poesia, che per sua struttura non può essere (solo) un'espressione rotta e trasognata, ma deve necessariamente rappresentare (anche) una comunicazione efficace.

Se la poesia iniziasse ad essere vista come un modus vivendi, come un comunicare normale e non eccezionale, come un camminare nel mondo in punta di piedi e con occhi grandi, senza calcare rumorosamente i tacchi con discorsi e pensieri e giorni prosaici, certo il mondo sarebbe un luogo più bello. Magari anche se ci fossero poeti meno boriosi e più bravi e che non siano convinti che la poesia -il fare- è loro esclusivo appannaggio per diritto di nascita.

Parola pubblicata il 04 Ottobre 2010

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