Sinecura

si-ne-cù-ra

Impiego, compito che richiede scarso impegno; nell'ordinamento ecclesiastico, incarico che non comporta cura delle anime e assistenza ai fedeli

composto dal latino: sine senza cura cura.

La cura dei fedeli e gli uffici delle liturgie sono i compiti più umani e nobili dei sacerdoti di ogni religione, quelli che implicano, per loro, un ruolo sociale (anche secolare) di punto di riferimento, d'esempio, di consiglio, d'aiuto.

È però anche vero - e lo è stato ancor di più in passato - che non sono ruoli semplici, e che gli uffici delle gerarchie ecclesiastiche non sempre sono compatibili con questa cura, e che magari personaggi altolocati non particolarmente lanciati verso il prossimo possono volere il privilegio della dispensa: da qui l'incarico sinecura, nato come beneficio in seno alla Chiesa medievale.

Per estensione, l'impiego sinecura è quell'impiego, quel compito che non si può dire sia gravosissimo, anzi: quasi non è fatica - sia che sia ben remunerato, sia che non lo sia.

Così per il brillante pensatore il posto di ricercatore potrà essere una sinecura; il ragazzo non particolarmente zelante potrà trovare finalmente un lavoro sinecura in un ufficio postale di campagna; al vecchio presidente del consiglio d'amministrazione potrà essere affidata una sinecura onorifica di rappresentanza.

Parola pubblicata il 29 Maggio 2012

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