Carnevale

car-ne-và-le

Significato Periodo dell’anno che precede la Quaresima, caratterizzato da feste popolari, mascherate, sfilate di carri allegorici e un clima di trasgressione e divertimento pubblico. In senso figurato, indica una situazione di confusione, chiasso o un comportamento ridicolo e buffonesco

Etimologia dall’antico italiano carnelevare, composto di carne e levare, termine che indicava originariamente il banchetto finale del martedì grasso, prima dell’astinenza quaresimale.

Carnevale rappresenta uno degli italianismi più gioiosi, dinamici e visivamente potenti del nostro repertorio linguistico. È una parola che sprigiona un immaginario di colori e suoni, capace di evocare istantaneamente il trionfo della festa e il rovesciamento temporaneo delle regole sociali: è l'esplosione della creatività, dell'ingegno scenografico e del teatro di piazza che ha colonizzato l'immaginario collettivo globale. Linguisticamente, questo termine funge da ponte tra la rigidità del sacro e l'anarchia del profano. Sebbene l'etimo nasca da un precetto religioso di privazione, dal ‘levare la carne’ in vista dell’astinenza quaresimale (componendo ‘carne’ e ‘lasciare’ nasceva invece il nome alternativo ‘carnasciale’, di minor fortuna), l'italiano ha saputo trasformare questo confine liturgico in un'affermazione di vitalità assoluta, cristallizzando la parola nella sua forma attuale attraverso il passaggio dal latino al volgare e irradiandola successivamente nelle principali corti europee tra il XIV e il XVI secolo, quando il genio festivo italiano non aveva rivali.

Il successo universale di questo termine è documentato con straordinaria precisione dalle schede dell’OIM (Osservatorio degli Italianismi nel Mondo), che chiariscono come la parola sia penetrata nelle altre culture non come una semplice traduzione di concetti preesistenti, ma come l'adozione di un vero e proprio modello culturale. In Francia, il termine carnaval fa la sua apparizione ufficiale nel 1542, soppiantando denominazioni locali più arcaiche grazie all'influenza delle celebrazioni italiane portate dai Medici. Nel mondo anglosassone, l'inglese ha accolto carnival a metà del XVI secolo, utilizzandolo inizialmente per descrivere con un misto di fascino esotico e sospetto puritano le stravaganti usanze cattoliche riportate dai viaggiatori del Grand Tour, come testimoniato dai diari di John Evelyn che definiva certi eccessi romani e veneziani come un «bacchanalian triumph, or carnival on the water». Anche nella penisola iberica e a Malta, il termine ha progressivamente oscurato le forme autoctone, radicandosi così profondamente da generare estensioni semantiche uniche: in maltese, ad esempio, karneval è passato a indicare, nel gergo dell'abbigliamento e della moda, un modo di vestire con molti colori sgargianti che non si abbinano tra loro, cristallizzando l'estetica visiva della festa in una categoria cromatica quotidiana.

Oggi, nel contesto della globalizzazione, il termine si è svincolato dalla sua originaria dimensione calendariale e religiosa per diventare un concetto astratto di spettacolo e divertimento organizzato. Carnevale serve a indicare qualcosa di molto più profondo di una semplice sfilata: suggerisce un'atmosfera di sospensione della realtà, un rito di libertà che mantiene intatta la sua fonetica originale proprio per sottolinearne la radice storica e l'autenticità mediterranea. Una curiosità internazionale di grande rilievo riguarda la sua metamorfosi in marchio commerciale e turistico di altissimo livello: dai nomi di giganti del settore crocieristico ai grandi festival musicali itineranti, il termine carnevale funge da garanzia globale di svago e benessere. È un nome che il mondo ha adottato per descrivere il desiderio umano di celebrare la vita prima del rigore, testimonianza di come la nostra lingua sia stata capace di prestare nomi internazionali non solo ai drammi dell'animo e dell'onore, ma anche alla necessità viscerale di trasformarsi, ridere di sé e perdersi nel gioco eterno della maschera.

Parola pubblicata il 16 Febbraio 2026

Italianismi - con Giada Aramu

Molte parole italiane sono state adottate in lingue straniere. Sono gli italianismi, che ci raccontano la peculiare forma del prestigio della lingua italiana (parla un sacco di cucina, ma non solo). Con Giada Aramu, docente di italiano come lingua seconda, un lunedì su due esploreremo questo arcipelago di parole che non sono più soltanto nostre.