Esagerare
e-sa-ge-rà-re (io e-sà-ge-ro)
Significato Far sembrare più grande; accentuare; eccedere, superare i limiti del conveniente:
Etimologia voce dotta recuperata dal latino exaggerāre ‘ingrandire’, ma propriamente ‘accrescere come un argine’; col prefisso rafforzativo ex- deriva da aggerāre ‘ammucchiare’, ma anche ‘arginare’, e questo da agger ‘argine’.
Parola pubblicata il 14 Settembre 2026

Giro etimologico favoloso, oggi — non cincischiamo.
Mettiamo. Hai centinaia di uomini che più di venti secoli fa stanno alzando un ciglione lungo un corso d'acqua -canale, fosso, fiume-, per evitare che straripi. Che cosa grida il capomastro? «ÀGGERE! ÀGGERE!»
È un semplice imperativo del verbo aggĕrĕre, 'ammucchiare' («ammucchia, ammucchia!»), un derivato del verbone gĕrĕre, che qui ci basta inquadrare come un 'portare', con un prefisso a- che la dice tutta. Notevole come quel lungo mucchio rialzato prenda conseguentemente il nome di agger, che a noi arriva per via popolare come argine.
Dall'agger fu ricavato il verbo aggerāre, che è ancora un 'ammucchiare' e già un 'arginare'. Un prefisso rafforzativo ex-, e l'exaggerare, dall'alzare come un argine, si fa 'ingrandire'. O per meglio dire, dall'ammucchiare terra si fa ammucchiare in senso più immateriale, e quindi un eccedere nel comportamento.
Tutte le sfumature e le accezioni positive o neutre che aveva in latino, in italiano, col dotto recupero cinquecentesco, non passano. La maggiorazione è sempre sproporzionata, falsa e oltrepassa la misura del conveniente. È un far apparire più grande di quel che è, e un rendere eccessivo: ad esempio nel mio resoconto posso esagerare tatticamente alcuni fatti, mentre nella caricatura sono esagerati e resi buffi certi tratti. E posso esagerare nel parlare o nel bere o nel mangiare (non io, s'intende, è solo un esempio).
L'amplificare — che confronto grazioso e mai prima contemplato — non è affatto detto esageri, anzi. Può dare risonanza vasta a un'istanza composta, o a una voce compassatissima. (Mai prima contemplato da me, questa l'ho rubata a Niccolò Tommaseo, «si può amplificare senza esagerare», non se la prenderà.) Il gonfiare non ha agilità retoriche, o figuriamoci machiavelliche: è colloquiale, di pensiero che cerchi un'efficacia grossa.
D'altro canto abbiamo una panoplia di enfatizzare, caricare, accentuare, esasperare che si pone con una certa ricercatezza, se non con un filo di leziosità. Altri sinonimi si orientano in maniera didascalica su una misura, come ingrandire, ingigantire, aumentare, e altri prendono delle vie di menzogna (pensiamo al millantare) o addirittura -come dire?- drammaturgiche (drammatizzare, esaltare, romanzare...).
Incredibile che una risorsa così irrinunciabile, di impiego così vasto e consueto, di equilibrio così meraviglioso — adatta al bar e all'aula — non nasca nei cieli di un'idea generale e sofisticata, ma dalla figura dell'accrescere pratico, e non molto aggraziato, del mucchio di terra che sarà l'argine. L'argine!
Quante delle umane millenarie fatiche non sono nel nostro orizzonte — anche quando le conserviamo nelle nostre parole.