Contemplare

con-tem-plà-re

Fissare lo sguardo e soprattutto il pensiero su qualcosa che suscita ammirazione, stupore, meraviglia.

dal latino: con per mezzo templum lo spazio del cielo.

Il sacerdote che a Roma interrogava gli dèi per conoscere il loro volere attraverso il volo degli uccelli, l'Augure, sollevava il lituo, il suo scettro, e con un gesto ampio, ieratico, circoscriveva la porzione di cielo che avrebbe osservato. Attraverso questa con-templazione giungeva a stabilire se le divinità gradivano o meno una scelta presa dagli uomini. In una vita che ci usura con la sua attività tesa al limite, alternata solo da ozi cerebralmente offline, l'atteggiamento contemplativo si atrofizza. Invece di dedicare a noi stessi la finestra aperta di uno spazio mentale sempre vigile e vòlto a meravigliarsi, a dire "Oh...", si rimbalza da un estremo all'altro - frenesia vegetazione, repressione esagerazione con la mente volatile mai puntata per contemplare. E' importante guardare le nuvole e fermarsi ad odorare i gelsomini. O anche soltanto fermarsi un attimo, durante la cena, magari una cena chiassosa, fra amici, e pensare che è bello esserci.

Parola pubblicata il 19 Agosto 2010

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