Gerla

gèr-la

Significato Grossa cesta di vimini, foggiata a tronco di cono rovesciato e aperta verso l’alto, che si porta fissata alle spalle con due cinghie

Etimologia dal latino tardo gèrula, ‘portatrice’, derivato di gèrulus ‘che serve a portare’, che è da gèrere, ‘portare’.

Non teniamo la nozione secca. Leggiamola nel quadro dei contenitori-misura di un tempo, e della loro diversa attitudine al trasporto, e di come questo si traduca in sfumature differenti nel campo dei significati figurati. Perché è il modo in cui possono popolare i nostri discorsi: in concreto non ne usiamo.

La gerla è una grossa cesta di vimini, foggiata a tronco di cono rovesciato, aperta verso l'alto, che in particolare si porta sulle spalle, fissata con due cinghie. È una cesta di montagna, specie alpina, usata per trasportare di tutto. La puoi riempire di patate, di legna, di fieno, di letame... di quel che serve. A seconda dell'intreccio più o meno fitto si presta al trasporto di roba più o meno pesante. E il suo delizioso nome abbraccia questa versatilità: dal latino tardo ci arriva gèrula, ‘portatrice’, derivato di gèrulus ‘che serve a portare’, che chiaramente viene da gèrere, ‘portare’. Niente di più complesso.

Certo che però ce ne erano altri di contenitori per portare.
Ad esempio la brenta, simile alla gerla ma fatta di doghe di legno, per liquidi, in particolare per portare il vino. Molto specifica. La bigoncia, che è un grande mastello, sempre a doghe e senza manici — e il bigoncio è la versione con due doghe più alte e forate, per infilarvi una pertica per il trasporto. Roba seria.
La sporta la usiamo ancora, anche se si ritiene più à la page chiamarla shopper: è una borsa coi manici, erede di un paniere di paglia (spyrís in greco). Il paniere (cesta per il pane, panarium in latino) è delicato e si presta al raccolto, è di vimini e ha un manico; è in effetti simile al canestro (kánastron in greco, da kánna ‘canna’), che forse è un po' più pratico e spicciolo (buono anche per la palla a canestro, peraltro).
Corba e corbello hanno una dimensione agraria più stretta, mentre la cesta (secondo alcuni il greco kístē è una voce del sostrato preindoeuropeo) ha avuto una fortuna immensa e varia (anche e soprattutto domestica) — da quella dei giochi a quella dei panni, da quella per le offerte a quella per la pesca.

Vediamo che la gerla ha la sola brenta come vera sorella. Contenitore e misura che si porta agilmente sulle spalle. Hanno un certo dinamismo.
Anche se in realtà c'è qualcun altro da considerare... la gente longobarda si è portata dietro il nome per una cesta intrecciata analoga: zaina. Da cui il nostro zaino. Che però curiosamente non ha la prospettiva di un'unità di misura, difatti non entra nel nostro discorso: dire che ti ho portato uno zaino di appunti non ha il sapore di una mera misura — per questo dovremmo forse dire una zainata. Ma senza il sapore di una unità di misura.

Infatti posso parlare di come io sia stato accolto con una cesta di torroncini, o di come faresti bene a farti un corbello di fatti tuoi; posso parlare di come il ragazzo, a forza di fare l'attaccabrighe, ne ha rimediate un sacco e una sporta (ah, c'è anche il sacco!); posso parlare del bigoncio di pomodori che mi ha portato il nonno, e che finiranno in salsa. Tutti questi usi convergono sul sapore che dicevo.

Ma la gerla...?
La gerla, se vuole entrare nei nostri discorsi, ci entra con alcuni caratteri rilevanti: l'aspetto gentile, l'aria desueta. E ci porta una certa energia di trasporto. Non è una misura fiacca, adombra uno sforzo scarpinante.

Così posso parlare di come durante la convalescenza l'amica ci porti nuove gerle di libri ogni settimana, della gerla di erbe che raccoglie ogni mattina la signora esperta di alimurgia, e poi certo della gerla di porcini che al rifugio trasformano in piatti prelibati.

C'è però un altro punto di contatto con l'Olimpo della lingua che la gerla può vantare. I seggi degli Accademici della Crusca sono storicamente gerle rovesciate — contenitori da pane: molti elementi delle liturgie dell'Accademia sono presi con gusto ironico, goliardico, dal mondo della farina e dei forni. Lo schienale, una pala da fornaio.

Parola pubblicata il 19 Settembre 2026