Mastello

ma-stèl-lo

Recipiente di legno composto da doghe, di cui due sporgono in alto e sono forate per permettere l'inserimento di un bastone o di una corda al fine di facilitarne il trasporto; antica unità di misura di capacità per liquidi

probabilmente derivato del greco: mastós mammella, coppa; secondo alcuni deriva invece dal greco màktra madia.

Il nome di una tinozza vetusta e di un'unità di misura obsoleta non ci stuzzicano la fantasia. Infatti questa è una parola che si sente pronunciare molto di rado; ma davvero non ci dice niente?

Il mastello, con la sua forma a botte tagliata a metà, segna il volume massimo comodamente trasportabile da una persona o da un animale. Negli anonimi fori delle sue "orecchie", adatti ad essere attraversati da un bastone o da una corda, troviamo la chiave di un metodo per fare forza sul suo peso. Ed è questa misura - variamente definita secondo diverse tradizioni prima dell'adozione del sistema metrico decimale - che oggi vive nell'uso figurato di questa parola.

Se gentilmente vengo invitato a farmi un mastello di fatti miei, l'espressione che mi viene rivolta mi trasmette l'intensità di quel peso - e l'intensità dell'invito stesso; se dico che la vecchia zia si presenta al pranzo con un mastello di bigné, dipingo con forza il volume del dolce carico che offre; e se dico che il figlio si presenta a casa della mamma con un mastello di panni da stirare, intendo descrivere con garbo una mole non titanica ma notevole.

È una parola fisica, che si sente nelle braccia; e se anche non è molto in voga, rappresenta una risorsa espressiva da tenere di conto.

Parola pubblicata il 02 Aprile 2014

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