Infrattarsi

in-frat-tàr-si (io m'in-fràt-to)

Significato Cacciarsi tra i cespugli per nascondersi o appartarsi; più scherzosamente, ritirarsi in un luogo isolato per amoreggiare

Etimologia derivato di fratta ‘macchia folta e intricata, sterpaglia’ col prefisso locativo in-; e fratta viene dal latino fracta, participio passato di frangĕre ‘rompere, spezzare’, che indicava dapprima il luogo dove si erano abbattuti gli alberi e poi, rinfoltito di rovi, il roveto stesso.

A una festa noiosa o durante una camminata insieme nel bosco, a un certo punto, qualcuno sparisce. Non si dilegua con un annuncio: sparisce sul posto, risucchiato da una siepe, inghiottito da un macchione. Ecco, per quella sparizione tra i rami (che poi possono anche diventare altro) abbiamo un verbo specifico, gustoso e non privo di profili birichini: infrattarsi.

La fratta — oggi lontana dai fasti del tempo che fu dei fru fru tra le fratte — è la macchia folta e intricata, lo sterpaio di rovi in cui ci si può cacciare. Curiosamente viene dal latino fracta, da frangere, 'rompere': in origine indicava il luogo dove si erano abbattuti gli alberi, la radura del taglialegna, salvo poi rinfoltirsi di pruni e diventare il proprio contrario, il roveto più impenetrabile — dolori della silvicoltura. Infrattarsi è dunque ficcarsi proprio lì dentro, dove nessuno, s'immagina, ha voglia di seguirti.

Ed è qui che la parola inizia a svolgere le sue malizie. Perché ci si infratta, sì, per sottrarsi alle battute di caccia o per svignarsela da un obbligo; ma il verbo ha preso soprattutto una vocazione galante. Infrattarsi, nell'uso scherzoso, è quel che fanno due giovani che si allontanano dal gruppo e spariscono verso la campagna con intenzioni poco botaniche, più veneree che venatorie. Contiene già una piccola commedia: il fruscìo dei rami, lo sguardo complice di chi nota, la finta indifferenza al ritorno con qualche fogliolina di troppo tra i capelli. Ma naturalmente questa è la figura originaria: anche in feste e situazioni più urbane la dinamica regge.

Imboscarsi gli somiglia come un bosco somiglia a una fratta, e infatti ne condivide la doppia vita: ci si imbosca per amoreggiare, ma anche per scansare il lavoro o — un tempo — la leva. Certo che però l'imboscarsi ha un'aria meno improvvisa e momentanea: per affrontare il bosco (vero o figurato) ci si prepara di più. Rintanarsi sceglie invece la tana, e dice il chiuso, il riparo caldo dell'animale; acquattarsi è schiacciarsi a terra immobili, da preda che trattiene il fiato; appartarsi è il più educato di tutti, mette solo distanza, e resta molto pulito. L'infrattarsi trionfa in espressività grazie alla concretezza icastica dell'esperienza del cacciarsi nel macchione.

Così posso certo parlare di un cinghiale che si infratta con sapienza all'arrivo dei cani, come di un politico che alla conferenza si infratta appena si parla dello scandalo, di due che si infrattano con discrezione, con gli altri che (per poco) si domandano dove siano.
Ha un equilibrio magnifico. È una parola allusiva, ora maliziosa, ora tenera, ora divertente, e ha tutta la grazia del non squadernare niente. Via dentro la macchia: se la compagnia è discreta, non tocca nemmeno spiegare che cosa sei andato a fare.

Parola pubblicata il 10 Luglio 2026