Messe

mès-se

Significato La mietitura del grano e dei cereali; per estensione il raccolto e, in senso figurato, una grande abbondanza

Etimologia dal latino messis, ‘mietitura’, derivato di metĕre ‘mietere’, participio passato messus.

È una parola (insolito singolare, una messe) che oggi incontriamo sempre in usi figurati: una messe di dati, di riconoscimenti, di cianfrusaglie trovate al mercatino. La usiamo per dire una gran quantità, un'abbondanza che quasi ci sommerge — e nel farlo difficilmente contempliamo il campo di grano che le sta alle spalle, base della sua forza.

La messe non è solo mietitura: certo, viene dal latino messis, derivato del participio passato di metĕre, 'mietere'. Ma la messe è sia l'atto del mietere, sia ciò che si ricava con quest'atto, sia la quantità che è da mietere, e non solo: anche ciò che ancora sta crescendo nel campo (in questo senso, spesso è al plurale, le messi che maturano al sole). Significati prossimi, impastati insieme col legante del lavoro, del processo stagionale e dell'aspettativa.

Ha un tono solenne, la messe, che conserva anche nei suoi voli figurati. Dentro ci sentiamo fatica ancestrale, promessa, ricompensa. Non per nulla è rimasta di casa nel Vangelo, dove le anime da salvare sono un campo che richiede un lavoro sollecito: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi». D'altro canto la falce che miete è la stessa che poco più in là impugna la Morte — ma restiamo sul grano.

Quando la messe si fa figura, s'illimpidisce. Una messe di doni a Natale, la messe che ci è valso un gran lavoro, la messe di consensi raccolti alle elezioni. Mica è un mucchio qualunque. Chi raccoglie una messe, raccoglie ciò che ha seminato: è il frutto guadagnato, coltivato, atteso. Ed è questa la sua cifra.

Se dico che mieti successi, mi focalizzo sull'atto, sulla tua schiena curva nel movimento e nei susseguenti risultati, senza un momento di considerazione globale; il raccolto è più generico, e vale per ciò che si porta via, anche senza che sia opera nostra. Poi dobbiamo subito sterzare su termini più scoperti di quantità, dalla valanga alla marea, che travolgono. Non c'è nessuno che ha seminato. La messe è abbondanza sudata e desiderata. Per questo suona giusta solo con risultati positivi.

Possiamo parlare della messe di premi con cui il film esce dal festival, della messe di appunti che uno studioso porta a casa da un archivio, della messe di ricordi che un vecchio album fa riaffiorare tutti insieme. Ogni volta, sotto, c'è un campo che qualcuno ha lavorato e le cui spighe, ora bionde, si tagliano.

Parola pubblicata il 31 Luglio 2026