Pianeta

pia-né-ta

Significato Corpo celeste sferico che orbita intorno a una stella senza essere esso stesso una stella; situazione, complesso di fatti considerati un mondo a parte

Etimologia dal latino planeta, dal greco planétes ‘errante, vagabondo’, dal verbo planân ‘deviare dalla retta via’.

Sembra un termine semplice, ma non lo è. O meglio, è stato relativamente semplice finché avevamo idee più nette e più sbagliate. Quando le nostre conoscenze astronomiche sono aumentate, è diventato meno chiaro che cosa fosse un pianeta e che cosa no — e c'è chi ne ha fatto le spese. Ad esempio Plutone, pianeta fra 1930, data della sua scoperta, e il 2006, data della sua esclusione dal novero.

Un tempo, i pianeti erano i corpi celesti non dotati di luce propria che Attraversavano i cieli. I soliti: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Sono corpi che nel cielo notturno si fanno notare per un motivo particolare, che poi è la radice del nome pianeta. Il greco planétes significa 'errante, vagabondo' — ed è una qualificazione ovvia, per chi passi del tempo a scrutare i moti celesti: noi abbiamo un nero tappeto, trapunto di una miriade di stelle fisse, che non muta mai il proprio disegno, e poi abbiamo questi altri corpi vaganti, che lo trascorrono più o meno velocemente, e che peraltro sembra abbiano dei percorsi erratici, difficili da descrivere da una prospettiva antica. I movimenti retrogradi dei pianeti hanno affaticato gli astronomi di molte epoche.

Se non potessimo contare su questa olimpica famiglia, a cui si aggiunge la Terra su cui viviamo, probabilmente non saremmo così affezionati alla categoria del pianeta. Non ci impunteremmo a trovare una definizione di pianeta che ne tenga sensatamente dentro ogni elemento, escludendo altri corpi che razionalmente o a pelle non ci paiono nel novero. Secondo il canone fissato nella XXV Assemblea Generale dell'Unione Astronomica Internazionale dell'agosto del 2006, un pianeta, per esser pianeta — che sia dentro o fuori dal Sistema solare — deve innanzitutto ruotare attorno a una stella, senza essere esso stesso una stella (e sono quindi anche esclusi i satelliti, che ruotano intorno a pianeti). In secundis, deve avere una massa bastevole a conferirgli una forma grossomodo sferica (e fin qui Plutone regge). Ma infine deve dimostrare dominanza orbitale — cioè deve aver sgombrato la propria orbita di corpi di dimensioni ad esso paragonabili che non siano suoi satelliti. Questo ha posto Plutone — insieme all'ancor più lontano Eris, e a Cerere, che orbita nella fascia principale, fra Marte e Giove — nella nuova categoria dei pianeti nani.

Ora, tecnicismi a parte, il termine pianeta ha avuto delle estensioni di significato estremamente interessanti che danno ragione del suo essere — anche da un punto di vista dell'immaginario — un luogo a sé, chiuso, con caratteristiche e complessità proprie. Pure la parola mondo farebbe qualcosa del genere, ma mondo è più di pianeta: spesso è stato inteso in accezioni simili a quelle di universo e proietta figure meno definite. Se pensiamo poi, sempre per restare sull'astronomico, alle accezioni figurate di galassia, vi troviamo un'articolazione e una complessità idealmente molto maggiori, che non si intendono nemmeno circoscrivere più di tanto, o contemplare in tutto.

Il pianeta tennis, il pianeta motocicletta, il pianeta Italia, ma anche l'essere su un altro pianeta, ci danno l'idea di una situazione distante, aliena, con caratteristiche proprie omogenee e complessità peculiari — di quelle che si può immaginare troveremmo scendendo su un lontano pianeta, con forme di vita autoctone, naturalmente bizzarre e incomprensibili, almeno quanto noi.

Parola pubblicata il 23 Maggio 2026