Tralucere

tra-lù-ce-re (io tra-lù-co)

Significato Risplendere attraverso corpi diafani o discontinui, detto della luce; trasparire

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tralucere, variante di translucere, derivato di lucere ‘splendere’ col prefisso trans- ‘attraverso’.

Verbo intenso e curioso. Sui suoi documenti troviamo annotato che è difettivo, non ha participio passato e non ha tempi composti. Inoltre, in quanto a soggetto, è di bocca buona: si attaglia curiosamente alla luce, a ciò che questa luce attraversa, e a quel che si vede al di là di ciò che la luce attraversa.

Insomma, il perno del tralucere è un genere di diaframma che rende in qualche vario modo difficoltoso questo passaggio. Può essere un corpo trasparente, traslucido, quasi del tutto opaco, può essere un corpo interrotto, rado, fessurato.
Così i primi raggi del giorno possono tralucere alle stecche delle persiane, dal vetro della porta del bagno che traluce intendiamo che è occupato, mentre oltre la porta d'ingresso ingombra di manifesti e volantini tralucono i nostri amici che si attardano a entrare — e traluce il cielo oltre le foglie dell'albero che stormiscono al vento.

Il tralucere è sospeso: aperto, indefinito, inquieto. Non ci mostra con sicurezza qualcosa che bene o male lo attraversa, come il trasparire: se qualcosa traspare, in tutto o in parte, ne ho consapevolezza piena e lucida — sia che qualcosa traspaia dal vestito, sia che traspaiano certe intenzioni da certe parole. Ma è chiaro: il trasparente appare attraverso. La sola informazione della luce è ben più enigmatica.

Assomiglia, in questa incertezza, al trapelare — anche se la sostanza è diversa. Certo, ciò che trapela trapela certamente, ma è un verbo da liquido, da goccia, che in maniera un po' misteriosa filtra attraverso una barriera. Non riluce attraverso un diaframma incerto. Sicuramente comunque potremmo dire che è una luce filtrante, quella del tralucere — il filtro è un diaframma di quel genere — ma nel filtrare il perno del filtro è esplicito. Il tralucere, nonostante lo abbia pure come centro, è tutto intento alla percezione della luce, della sua informazione. Ma lo è in maniera discreta, quasi contemplativa, cosa che lo separa dall'intravedere, invece tanto intento a frugare.

Così il tuo sentimento traluce dal biglietto che mi hai lasciato: non c'è traccia dell'indiscrezione che tante volte tinge il trapelare o il filtrare. E non c'è l'evidenza descrittiva del trasparire. Colgo il tuo sentimento come una fonte radiosa capace di risplendere nei tratti delle parole.
Dal letto, vediamo la porta schiusa da cui tralucono il baluginare del camino e voci basse: ecco che giunge a me il raggio, l'onda, il calore della veglia intorno al sonno.
Nel libro che leggiamo tralucono i modelli, i paradigmi, le ironie di chi lo ha scritto — discreti nello schermo dello scritto che irradiano.
Quanta grazia.

Parola pubblicata il 30 Ottobre 2026