Vincastro

vin-cà-stro

Significato Bacchetta flessibile, bastone

Etimologia da vinco ‘ramo flessibile, derivato di una voce del latino volgare ricostruita come vincum ‘flessibile’ ma propriamente ‘adatto a legare’, tratto da vinculum ‘legame’, da vincìre ‘legare’.

Non è proprio proprio un bastone. Lo può diventare per via letteraria. È più una bacchetta, un bastoncino flessibile, magari anche lungo. Se ce ne vogliamo figurare un prototipo (se ha senso, dato il lasso di spazio e di tempo in cui questo strumento è esistito), pensiamo a quello che impugna il pastorello nel presepe, quello con la punta ritorta a uncino, come... un pastorale.

Il vincastro è in effetti attrezzo da pastore. Figura umile, il pastore, che però in metafora sa fare salti ultimi — fino ai vertici di governo e addirittura a Dio. E anche il suo strumento lo accompagna.
Ad esempio in un celebre salmo di Davide, che famosamente inizia con «Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla» proseguendo leggiamo «Il tuo bastone e il tuo vincastro / mi danno sicurezza.» E qui ci viene squadernata una differenziazione professionale, oltre che metaforica, fra bastone e vincastro.
Il vincastro è sferza, pungolo, gancio. Vimine, salice — si usa per guidare, per incitare il gregge. (Difatti il vincastro è stato anche la punizione, il castigo, e la ferita che infligge.)

Posto che oggi, almeno dalle nostre parti, nemmeno chi si dedica alla pastorizia spesso ne usa più, il vincastro trascende a una dimensione di figura quasi del tutto astratta — a meno di non parlare del vincastro pavesato della guida turistica che, agitandolo, conduce la mandria per le vie del centro.

Si può parlarte del particolare vincastro usato dal politico astuto per ottenere un consenso a lungo negato (sempre a parlare di 'leve', se no, che noia archimedea) — ma attenzione: il vincastro sa diventare l'autorità stessa. Posso parlare di come col cambio di allenatore sia arrivato un vincastro in grado di irreggimentare delle energie squinternate, di come una profondissima motivazione verso un particolarissimo studio non richieda alcun vincastro.

Forse proprio la distanza che s'è interposta fra il vincastro e noi ce lo rende uno strumento meno facile da maneggiare, in pratica e in metafora. Ma la distanza è anche un'opportunità; il riferimento si eleva e si fa ricercato, senza diventare più astruso. È ancora bene inscritto nella grammatica dei nostri simboli.

Parola pubblicata il 17 Aprile 2026