Metaforico

me-ta-fò-ri-co

Significato Che si fonda su una metafora, che usa il linguaggio in senso figurato, trasferendo un significato da un dominio all’altro per analogia o somiglianza

Etimologia voce dotta recuperata dal greco metaphorikós, derivato di metaphéro ‘trasportare, trasferire’, composto di metá ‘oltre’ e phérein ‘portare’.

  • «Parla d'economia in modo metaforico, paragonandola ad una ruota che gira: si fa capire da tutti».

Sfoggiare un linguaggio metaforico significa muovere in quella zona fertile tra il detto e l’immaginato, dove la parola non si limita ad essere vacua descrizione, bensì potente trasformazione. Si potrebbe pensare al linguaggio metaforico come mero ornamento, orpello o abbellimento dello stile, ma è in realtà un meccanismo cognitivo che ci permette di comprendere concetti astratti attraverso esperienze concrete, di pensare per immagini, di dare corpo all’astratto, emozione al concetto, vita al linguaggio.

Operare nel metaforico è un po’ come compiere un sofisticato trasloco semantico. Costringiamo, infatti, una parola ad abbandonare il proprio dominio originario per migrare verso altri lidi, portando con sé bagagli di significato che trasformano profondamente il territorio d'arrivo. Dante Alighieri, come noto, si serviva ampiamente di questo artificio retorico, di cui impregnava i propri scritti al fine di renderli potenti e visionari. «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura», non sta descrivendo una passeggiata in un cupo boschetto: selva e cammin hanno varcato la soglia del letterale per sconfinare nel metaforico e farci vivere lo smarrimento esistenziale, l’arduo percorso morale verso la salvezza. Il senso proprio si sposta, si dilata, fino a lambire una verità più profonda. (Se poi la metafora si protrae, si parla di allegoria.)

Già Aristotele nella sua Poetica descrisse la metafora come «il trasferimento a una cosa di un nome proprio di un’altra», riconoscendole valore ornamentale ma anche conoscitivo.
Il pensiero quotidiano è costitutivamente metaforico e i filosofi del linguaggio ce lo ricordano da tempo. «Il tempo è denaro»: non è pretta immagine poetica, ma metafora concettuale che struttura il nostro rapporto col tempo. Diciamo «sprecare tempo», «investire tempo», «risparmiare tempo», applicando sistematicamente il dominio economico a quello temporale. «La discussione è una guerra»: e infatti «attacchiamo posizioni», «difendiamo tesi», «demoliamo argomenti». Le metafore concettuali organizzano l'esperienza, proiettando strutture da domini concreti e familiari (spazio, corpo, oggetti fisici) verso domini astratti (tempo, emozioni, idee). E il linguaggio metaforico non si esaurisce nelle parole: trascende il discorso e invade il gesto, l’immagine, la percezione stessa. Un gesto può essere una resa metaforica, una parola una carezza metaforica, una relazione una prigione metaforica. Il metaforico sblocca l’empatia: l’altro non si limita ad indovinare, ma vede l’immagine e ci entra dentro, ne coglie il peso, il calore, il taglio.

Una cosa, però, va detta: non tutto ciò che è metaforico brilla della stessa intensità. Ci sono metafore creative, vive, che illuminano e sorprendono – come dire «il silenzio urlava» o «la rabbia si è fatta fuoco» – e metafore morte, lessicalizzate, divenute cioè formule convenzionali, che il nostro cervello non riconosce più come metaforiche. Espressioni come «essere giù di morale» o «avere il cuore infranto», ma anche catacresi come il «collo della bottiglia» o il «sole che tramonta», sono ormai talmente cristallizzate da non evocare più alcuna immagine. Eppure, proprio questa morte apparente rivela la vitalità originaria del linguaggio: ogni parola, prima di irrigidirsi in abitudine, di fossilizzarsi, è stata metaforica.

Nietzsche ce lo ricorda con lucidità vertiginosa: le verità, scriveva, non sono che metafore logorate, illusioni linguistiche che hanno perso il ricordo della loro origine immaginativa. Essere metaforici, allora, significa riattivare quel potere creativo della lingua, riportare alla luce il movimento del senso, la sua capacità di reinventare la realtà, ed è, in fondo, un modo per restituire al linguaggio la sua linfa poetica, anche nel quotidiano.

Parola pubblicata il 15 Gennaio 2026 • di Greta Mazzaggio