Ornamento

or-na-mén-to

L'ornare; ciò che ha funzione decorativa, accessorio

voce dotta recuperata dal latino ornamentum, derivato di ornare, che stava per ordinare.

Questa parola ce la immaginiamo tutta volta alla superficialità, e invece è intrecciata con alcuni dei fili più profondi della lingua.

Dell'ornamento si possono dire molte cose, ma non che abbia una funzione strutturale. È un accessorio, un'aggiunta tutta estetica, niente di più - si direbbe. Eppure scaturisce dal concetto di ordine, che invece riesce a comprendere alcuni tagli della realtà che non solo sono strutturali, ma fondamentali. Un po' perché il concetto di ordine va dal modo in cui si pettina un'acconciatura a quello in cui si accrescono i cristalli, dalla morale della convivenza all'arredamento di ambienti; un po' perché è difficile togliersi dalla testa che una certa bellezza ornata non sia rivelatrice di un ordito (!) ordinato, che l'ornamento significhi l'ordine. Comunque ci dev'essere dietro un nesso di pensiero antico e solido: forse qualcuno avrà già pensato al fatto che l'ornamento segue un percorso concettuale tanto simile a quello che ha portato il cosmo alla cosmesi (in greco kósmos significa proprio 'ordine').

L'ornamento può ovviamente essere l'atto dell'ornare: l'ornamento delle vie per la festa patronale costa una sassata, provvedo io all'ornamento della sala per il matrimonio. Può essere azione dell'ornare ma soprattutto, concretamente, è l'elemento che abbellisce - parliamo di gioielleria, moda, architettura, scultura, pittura, araldica (è ornamento la decorazione esterna allo scudo, come le fronde, la cordelliera), musica (è ornamento la fioritura di note sulla linea melodica), retorica. Senza contare che l'ornamento può essere perfino la dote morale o intellettuale, il lustro, l'onore. Difficile pensare a qualcosa che non possa essere ornato. forse perché è molto difficile pensare a qualcosa che non possa essere ordinato.

Parola pubblicata il 25 Settembre 2018

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