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Asindeto

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a-sìn-de-to

SignAssenza di congiunzioni tra frasi o membri di frasi in coordinazione o subordinazione tra loro per giustapposizione

dal greco asýndeton ‘slegato’, in ambito retorico ‘privo di congiunzioni’, a sua volta derivato dal verbo syndéo ‘io lego insieme’ con alpha privativo.

Potrei guardare un horror, un documentario, una commedia, un fantasy…» Nessun esempio di altisonante letteratura in apertura, questa volta, ma una frase che, potenzialmente, potrebbe dire ciascuno di noi in un momento qualsiasi.

Come da definizione l’asindeto è, appunto, la mancanza di congiunzioni (siano esse coordinanti o subordinanti) tra frasi o membri di una frase. Nella frase di poco fa, per esempio, tra i complementi oggetto della frase abbiamo delle virgole che in realtà sottintendono un rapporto di coordinazione: è assente, infatti, la congiunzione coordinante disgiuntiva ‘o’ («Potrei guardare un horror o un documentario o una commedia o un fantasy»).

Ma così come possiamo avere degli asindeti per coordinazione, allo stesso modo possiamo averli per subordinazione.

Immaginate che sia agosto e voi siate alla casa al mare con gli amici. Come spesso accade sul finire dell’estate, arriva improvvisamente un acquazzone e voi, insieme con tutti gli altri, vi ritrovate infradiciati dalla testa ai piedi. A questo punto qualcuno urla: «Entriamo, piove!» Che rapporto sintattico si crea tra le due frasi collegate per asindeto? Prontamente l’amico suggerisce di entrare per via della pioggia, ovverosia poiché piove, perciò qui abbiamo un asindeto per subordinazione con valore causale.

Ovviamente non mancano gli esempi letterari, che hanno, come sempre, il pregio di farci cogliere il valore della figura che esaminiamo, valore che usando solo esempi di chiacchiere quotidiane non potremmo gustare appieno.

Come potremmo non apprezzare l’asciuttezza della coordinazione per asindeto nella famosa frase che la tradizione attribuisce a Giulio Cesare, «veni, vidi, vici» (‘venni, vidi, vinsi’)? Qui l’asindeto, scollegando ogni azione dalle altre, velocizza le scene che si creano nella mente del lettore/ascoltatore, facendo apparire il veni, il vidi e il vici come tre momenti istantanei che si susseguono nel giro di poco tempo.

Altro testo che presenta una famosa accumulazione per asindeto (forse più conosciuto, però, perché è il tipico esempio di chiasmo) è l’Orlando furioso dell’Ariosto. Nel primo canto, infatti, nei primi due endecasillabi leggiamo: «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese io canto». In sostanza l’Ariosto ci dice che nel suo poema ci parlerà delle donne E dei cavalieri E delle armi E degli amori E delle cortesie E delle audaci imprese. Certo, con un’analisi più attenta ci rendiamo conto di come in realtà i vari membri della frase siano collegati tra loro attraverso, come detto poco sopra, il chiasmo; tuttavia a una prima lettura questi due versi danno l’impressione di una raffica di argomenti, enunciati in fretta uno a uno, da parte di un Ariosto che pare voler dire «parlerò di questo, questo, questo e pure questo!», un accumulo frenetico di cose che, ammassate l’una all’altra, danno profumo di ricchezza tematica e letteraria all’opera. Come lettura è certamente poco scientifica, ma d’altronde, in letteratura, oltre a ciò che viene detto si deve tener conto anche di ciò che viene inteso.

Niente di particolarmente complesso, dunque. Prendi una frase, togli le congiunzioni, le sostituisci con la punteggiatura che più si addice al contesto: ecco l’asindeto!

Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Parola pubblicata il 27 Luglio 2018

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