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File

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fàil

SignNel linguaggio amministrativo e burocratico, fascicolo, cartellina contenente una pratica; in informatica, insieme di dati logicamente correlati conservati nella memoria di un computer

termine inglese, propriamente 'filza, archivio', dal francese file 'fila', che è derivato del latino filum.

Entrata assieme a numerosissime colleghe angloamericane che hanno accompagnato la rivoluzione tecnologica ed informatica avvenuta nelle nostre vite a partire dal secondo dopoguerra, questa parola sembra ormai irrinunciabile quando abbiamo a che fare con dati e programmi inseriti nei nostri pc.

Nella lingua d’origine, si è trattato semplicemente di sfruttare un termine già presente da tempo nel dizionario per applicarlo ad un diverso ambito, in cui la funzione era più o meno la stessa, ovvero quella di indicare un filo o una corda utilizzati per mantenere in linea ed in ordine dei documenti, nonché, poco più tardi, l’insieme stesso dei fascicoli. E letteralmente, come suggerisce in maniera lampante la struttura, si tratta proprio di una fila, di un tracciato seguito in maniera accurata e sistematica, tant’è che il termine inglese denota, al di là dei nostri confini, anche una fila di persone posizionate una dietro l’altra, o l’insieme di caselle che in linea retta si susseguono sulla scacchiera partendo da un giocatore ed arrivando con percorso netto all’avversario. L’origine di tutte queste accezioni è francese, che col verbo filer e col sostantivo file si è affiancato al più anglosassone row, guadagnando terreno fino ad entrare negli ambiti specialistici che conosciamo.

Ma veniamo all’adozione in italiano. Oggi piuttosto diffuso anche nel linguaggio amministrativo e burocratico nel senso di fascicolo, si tratta, come dicevamo, di uno dei più frequenti anglicismi relativi a struttura, uso e funzionamento del computer (tanto per ribadire il concetto), e anche le proposte di traduzione non hanno avuto vita facile: documento appare riduttivo rispetto alla varietà di forme e contenuti che possono caratterizzare un file; troppo generici, d’altra parte, archivio e cartella, che i file solitamente li contengono. Il senso di imprecisione dato da queste possibili alternative deriva probabilmente dalla difficoltà, per molti di noi, di immaginare concretamente il modo in cui le informazioni vengono conservate a livello informatico. Ciò che noi vediamo come un’entità che sembrerebbe unica ed inseparabile e che risponde ad un nome identificativo, appunto il file, è invece costituito da un insieme anche molto vasto di elementi, ed è lì che si crea la stringa, che pure molto spesso rimane invisibile ai nostri occhi e, di conseguenza, viene sorvolato dalla nostra mente.

anche un possibile adattamento fonetico non ha avuto fortuna: la sovrapposizione con l’identico file, che è sia plurale di fila che termine designante i gruppi in cui era suddivisa la popolazione dell’antica Grecia, ha condotto all’imposizione della pronuncia anglofona, rendendolo un prestito completamente integrale.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 08 Giugno 2018

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