Riciclaggio

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ri-ci-clàg-gio

SignReimpiego di risorse e prodotti, specie di scarto

derivato di riciclare, composto da ri- di nuovo e ciclo, dal greco kyklos cerchio, giro.

L'eloquente immagine dell'elemento che viene reimmesso in un ciclo sta alla base di questa fortunata parola: invece di uscirne, torna a ripercorrerlo. Il caso che più facilmente ci viene in mente è quello del riciclaggio dei rifiuti, per cui un prodotto, alla fine della propria vita utile, viene reimpiegato con altre finalità, o vede il materiale di cui è composto ritrasformato in altri prodotti. Ma altri casi di riciclaggio si sono imposti nell'uso corrente, come il lavoratore che, perso il lavoro, si ricicla impiegando le sue competenze altrove e in altre vesti: sembrava fosse ormai fuori dal mercato del lavoro, ma ha trovato un modo per reimmetervisi. E consideriamo poi il famigerato riciclaggio di denaro sporco: una grande ricchezza liquida proveniente da attività illecite non è facile da spendere senza dare nell'occhio, e per non rimanere su un binario morto con un tesoro infame e inspendibile è necessario "pulirlo" facendo perdere le tracce della sua provenienza, così da poterlo investire in tranquillità.

È insomma un concetto molto attivo, che ogni volta impone una riflessione su quelle risorse che, nell'equilibrio del cerchio, non devono andare perdute e su quelle che invece devono essere escluse.

Parola pubblicata il 03 Agosto 2013

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