Vita

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vì-ta

dal latino: vita, da un arcaico vivita; parallelo al greco bios e al sanscrito givathas.

Si dice che la vita sia l'unica bolla di resistenza contro il caos, l'unico sistema capace di mantenere costante il livello di entropia al proprio interno.

È probabile che la parola nasca da un'astrazione di [vivus] vivo, una qualità di un corpo intuitiva, semplice, immediata. Una qualità che accomuna un'intera classe dell'essere, che abbraccia un ciclo armonico - dal vegetale all'animale al vegetale.

Ai sensi significa crescita, volontà di presenza, capacità di eternarsi nell'avvicendarsi delle generazioni; al pensiero riesce una forza inarrestabile che muta e mai non finisce, sempre arroccata sulla roccia, sul deserto ma non per questo meno verde, sempre sferzata da onde, da burrasche ma non per questo meno gioiosa.

Si dice che la vita finisca con la morte, ma la legge della vita e della morte è una sola, e lo stesso respiro che ci spalanca i bronchi in un vagito raccoglie l'ultimo sospiro che li abbandona - e questo, al di là di ogni dolore e di ogni felicità, resta il serafico, ineffabile mistero di quel tutto respirante che spesso scordiamo e a cui in ogni forma è dovuta meraviglia e rispetto, comprensione e comunione commossa - nel silenzio tenerissimo della gemma dischiusa e nel dolciastro della putrefazione o del fumo pesante delle pire.

Parola pubblicata il 29 Giugno 2011

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