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Zip

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zip

SignChiusura per abiti, calzature o borse, costituita da due serie di denti che si incastrano alternativamente tramite un cursore

dall’inglese zip, voce di origine onomatopeica

Si sa, l’inglese è una lingua che va matta per le onomatopee. Un processo lineare, dal suono alla parola, con un adattamento fonologico e grafico che è, ovviamente, esclusivo della lingua in cui nasce la riproduzione.

Probabilmente in italiano avremmo rappresentato in maniera leggermente diversa quel rumore di qualcosa che si muove in maniera rapida, ma il prestito ci è risultato comodo per la sua brevità e immediatezza: rapido l’atto, ancora più rapida la parola, ad affiancare e spesso sostituire i sinonimi chiusura lampo e cerniera lampo (per ellissi, entrambi i termini dei composti possono indicare, anche a sé stanti, lo stesso articolo). L’uso in italiano è quindi confinato a designare l’oggetto che compie quel movimento, che è proprio quello di un lampo tanto è veloce nel chiudere vestiti e borse, mentre in inglese il termine ha uno spettro più ampio: innanzitutto zip nasce come verbo, a metà dell’Ottocento, col significato di ‘muoversi velocemente’, per prendere poi la forma di sostantivo che indica il suono di quel movimento lesto. Solo negli anni Trenta del Novecento, il verbo comincia a riferirsi anche alla chiusura tramite cerniera, che è detta prevalentemente zipper e solo dopo, per contrazione, diventa anch’essa zip.

Oggi lo stesso termine è approdato in ambito informatico, dove il chiudere, l’abbottonare diventano il comprimere tutti i file all’interno di una cartella, in modo che occupino meno spazio. È come se nella borsa infilassimo vestiti ed oggetti a più non posso, mettendo a dura prova la resistenza della cerniera, che infatti è presente anche graficamente a distinguere la cartella compressa da quella di dimensioni ordinarie. In questo modo, la lingua italiana ha infine accolto anche il verbo anglofono sotto la forma zippare, con l’adattamento tipico che ancora, solidamente, resiste.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 17 Agosto 2018

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