Acrimonia

a-cri-mò-nia

Asprezza astiosa, livore

dal latino acrimonia, derivato di acer 'acre'.

Ecco, questo è un esempio splendido di quale sia il potere della parola.

Il termine 'acrimonia' non denota un sentimento lucido e pulito, anzi. È un'asprezza corrosiva, torbida di un astio grasso, mossa da un livore rabbioso e perfino rancoroso. Insomma, può toccare delle intensità di significato davvero incandescenti. E però è un termine ricercato, elegante, che ha il suo nocciolo in un richiamo, piano ed essenziale, all'acre - qualità gustativa e olfattiva. Tutto il calore del sentimento, così, si raffredda e circoscrive senza perdere potenza di descrizione. All'osservazione graffiante rispondiamo chiedendo il perché di tanta acrimonia, l'amico inizia a giocare con una tale acrimonia che abbandoniamo subito la partita, e durante la negoziazione chiediamo una pausa caffè per spezzare l'acrimonia che sta montando.

Il potere di questo termine sta proprio nella sua ricercatezza: rispetto a sinonimi più pronti riesce a considerare il sentimento in maniera più fredda, rendendolo maneggiabile - e senza minimizzarlo o camuffarlo. Un potere straordinario.

Parola pubblicata il 27 Dicembre 2017

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