Adusto

a-dù-sto

Riarso, bruciacchiato, specialmente dal sole; riferito alla corporatura di una persona, magro, asciutto

dal latino adustus, participio passato del verbo adurere 'bruciare' - derivato di urere, da cui anche 'ustione'.

È una parola che appartiene a un registro linguistico alto, letterario. Ad esempio lo ritroviamo usato da Manzoni, Tasso, D’Annunzio, Pascoli, Pasolini - e la ricchezza del suo significato merita attenzione.

Richiama visioni appartenenti alla nostra cultura e alla nostra terra, quella secca e bruciacchiata dal sole estivo: che meraviglia, i panorami agostani adusti della Sicilia! Ma si può parlare anche della schiena adusta dei pescatori, del volto adusto di chi ha esagerato con le lampade, o della pelle adusta e incartapecorita del nonno contadino.

Inoltre, questo aggettivo si può riferire alla corporatura di una persona - di una magrezza asciutta, quasi riarsa. Rivedendo una persona dopo molto tempo la possiamo trovare adusta (ché prima era florida e pasciuta), e al termine del Cammino di Santiago ci ritroviamo stanchi, sereni e adusti.

Non ha un suono molto dolce, ma è un termine fertile, che si attaglia con intensità e finezza a immagini quotidiane.

Parola pubblicata il 18 Gennaio 2016

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