Antifona

an-tì-fo-na

Nella musica dell'antichità classica, canto a due voci; versetto cantato o recitato prima o dopo una preghiera; discorso allusivo; discorso ripetitivo

dal greco antìphonos, che viene dal verbo antiphoné suonare in risposta - composto da antì contro e phoné voce.

Questa parola, nel corso dei secoli, ha acquisito una grande varietà di significati: il primo, da cui tutti gli altri prendono le mosse, è quello di canto contrapposto. Nella musica della classicità greca e romana, infatti, l'antifona era un canto in cui due voci si rispondevano. Questo termine fu poi adottato dalla liturgia cristiana: l'antifona diventò quel versetto ispirato con cui si apriva o si chiudeva la preghiera, o un momento particolare del rito.

Quest'uso ha suggerito delle estensioni figurate simpatiche, che ironizzano sulla liturgia: ad esempio, l'antifona può diventare la giaculatoria, il discorso ripetuto continuamente - in particolare spiacevole o poco opportuno. Ma quest'uso perde un po' di vista quella contrapposizione, quell'associazione fra due elementi che è il sale di questa parola; lo mantiene, invece, e con un'intensità favolosa, l'antifona intesa come discorso allusivo. Quando si inizia a parlare con qualcuno e quello capisce l'antifona, si intende dire che ha capito ciò che intendevamo comunicargli pur non esplicitandolo: «Insomma, in questo periodo gli affari ti vanno piuttosto bene...» «Ho capito l'antifona, di quanto hai bisogno?»

Parola pubblicata il 17 Aprile 2015

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