Banausico

ba-nàu-si-co

Di arte meccanica o manuale; che punta all'utile

dal greco: bànausos artigiano.

Parola praticamente inutilizzata: eppure individua il proprio specialissimo significato in maniera splendida, insostituibile. Quindi esploriamo un po' come è che si può usare.

La discussa espressione artistica dei graffiti eseguiti sui muri spruzzando attraverso degli stencil è eminentemente banausica - essendo questi graffiti riprodotti in pratica con un normografo; sarà purtroppo perlopiù banausica anche l'arte del vestire, compressa nelle condotte forzate delle mode e degli stili tipici; banausico è pure il mestiere dell'orchestrale che esaurisca la propria inclinazione musicale nel ripetere, diretto, partiture altrui: non è arte, ma artigianato - più affine al mobiliere di etica banausica che conti la maggiorazione delle finiture in legno serpente che al compositore genitore di emozioni.

È quindi una parola con amplissimi risvolti di giudizio morale: al di là della normografia e della riproducibilità, segna l'orticello dell'idiota, la sua morale che con le ali tarpate non supera l'utile, un lavoro delle mani che, seppur necessario, non ha niente da spartire con quello delle mani esperte del muratore erettore di case sacre o del pianista fertile che inventa e scova.

Parola pubblicata il 02 Ottobre 2011

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