Defezione

de-fe-zió-ne

Venir meno a una fede, a un impegno; assenza; difetto, mancanza

dal latino defectio, derivato di defìcere 'separarsi, disertare, venir meno, finire', composto di de- che indica allontanamento e facere 'fare'.

L'occasione ci fa pescare in una vena ricca: oltre alla defezione vi troviamo il difetto, il deficit, il deficiente - tutti che sgorgano con abbondanza dal defìcere latino. L'idea è sempre di qualcosa che manca, ma forse proprio nella defezione questo concetto si mostra specialmente tornito e fine.

La defezione è un venir meno, si potrebbe dire una 'mancanza a': con bella sintesi il defìcere latino si compone alla lettera come un 'allontanamento dal fare'. C'è una fede (soprattutto politica), c'è un impegno, c'è una parola data, c'è una partecipazione annunciata: la mancanza a tutto questo è una defezione. Pensiamo alle defezioni che ribaltano l'esito di un voto in parlamento (la defezione in senso politico la mutuiamo dal francese défection), pensiamo a come la defezione comporti una vittoria a tavolino per l'avversario; e poi una serie di defezioni allontana l'obiettivo dell'impresa, e per certe defezioni non c'è che da rivolgersi al tribunale.

Molto spesso (anzi potrebbe essere il ramo più grosso fra i significati della parola) la defezione si vede come assenza: il professore nota che al compito ci sono diverse defezioni, per la festa non si accettano defezioni, e la sua è una defezione che si sente. Significato giustissimo, ma ecco, la defezione non è solo assenza macroscopica, sa essere una manzanza più sottile.

In passato ha avuto anche il significato di mancanza nel senso di privazione; ma oggi è un significato che disorienterebbe. Se parlo di defezione del cibo, più che di un digiuno starò parlando di un'occasione in cui ci doveva essere il buffet e invece nisba, mannaggia.

Parola pubblicata il 13 Settembre 2018

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