Delubro

de-lù-bro

Santuario, tempio

dal latino delubrum 'tempio, luogo di purificazione', probabilmente derivato di delùere 'lavare'.

Parola alta, altissima. Si potrebbe dire in due parole che il delubro è il tempio profano (e in effetti in letteratura è usato come sinonimo di 'tempio'), ma sarebbe un'affermazione molto vaga - e ci lascerebbe insoddisfatti. Ciò che possiamo dire di più preciso, facendo qualche inferenza fra le fonti, è invece questo.

Innanzitutto va connotato come luogo di purificazione: infatti l'etimologia lo accosta potentemente al lavare. Ovviamente si tratta di un lavare soprattutto simbolico, di una purificazione spirituale, religiosa, ma gli antichi delubri erano caratterizzati dalla presenza fisica dell'acqua, raccolta in vasche o sorgente, impiegata per le abluzioni rituali di sacerdoti e devoti.

Concretamente, in molti casi il delubrum era un piccolo tempio (quasi un'edicola ), spesso incluso all'interno di templi più grandi, dove era conservata la statua del dio e potevano essere assolti questi rituali. In altri, invece, indicava più ampiamente un santuario, specie antico.

Sicuramente non è una parola che capita spesso di usare, ma il significato distillato è splendido: il luogo di purificazione spirituale, che sia tempio, santuario o qualunque altro consideriamo tale.

Parola pubblicata il 26 Aprile 2017

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