Diro

dì-ro

Crudele, spietato; grave

dal latino dirus sinistro, orribile, spietato.

In latino questa parola ebbe dapprima un significato religioso; nel lessico dei sacerdoti dirus significava ciò che è di cattivo augurio, sinistro. Si può quindi immaginare che fosse riferito a un presagio, ma anche all'evento funesto che prevedeva, e a chi lo avrebbe realizzato.

Oggi 'diro' è un aggettivo di registro letterario, che può essere usato in maniera più generica rispetto all'omologo latino: il crudele può diventare il forte, il grave. Così può essere diro il destino a cui porta una scelta avventata; può essere diro il sentimento che ci nasce in cuore dopo un tradimento o una delusione; diro il desiderio intenso e catastrofico.

Certo, è una parola difficilie da usare, non perché descriva una qualità inconsueta, ma perché mancano i contesti in cui possa essere compresa facilmente. Ma nella sua sintesi è un distillato di forza rara, che oltre a poter contare su una grazia struggente, richiama un immaginario antico, in cui il funesto era compreso in maniera profonda - e profondamente temuto.

Parola pubblicata il 04 Marzo 2015

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