Emanare

e-ma-nà-re (io e-mà-no)

Come intransitivo, provenire, scaturire; come transitivo, diffondere, esalare, promulgare

dal latino emanare, composto di e- 'fuori' e manare 'sgorgare, scaturire'.

Di questa parola, comune ma che appartiene a un registro piuttosto sostenuto, è interessante cercare di cogliere il colore che ne caratterizza gli usi, per quanto differenti.

Il manare latino significa 'sgorgare, scaturire', e nell'emanare quest'azione viene precisata descrivendo un moto verso l'esterno. In effetti si tratta proprio di un venire o un mandare fuori. In particolare è nell'uso intransitivo che indica il venire fuori, il provenire, lo scaturire: il calore emana dalla stufa, dai convitati emana un'allegria travolgente, dall'antico manufatto emana un'aura suggestiva. È un mandare fuori, un diffondere, un esalare nell'uso transitivo: i fiori emanano un profumo inebriante, il pozzo emana un puzzo nauseabondo, il pilota freddo emana una sicurezza contagiosa. Accanto a questo emanare-diffondere, se si parla di autorità costituite emerge un emanare-promulgare, in riferimento ad atti ufficiali - il sovrano emana un editto, il giudice emana una sentenza, il parlamento emana una legge. Dopotutto, è comunque un mandar fuori.

Ciò che è curioso è che solitamente l'emanare non è sorretto o determinato da volontà (anzi spesso l'agente dell'emanare non è neppure personale): la stufa non sceglie di emanare calore, i convitati non decidono di emanare allegria, e neppure il pilota freddo vuole emanare sicurezza. Quello dell'emanare è un moto diffusivo naturale, che procede da una qualità propria. E a ben vedere, anche quando si parla dell'emanare-promulgare non si traligna molto: il golem sovrano, il golem amministrativo non ha volto né volontà umani.

Parola pubblicata il 28 Aprile 2017

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