Indignazione

in-di-gna-zió-ne

Sdegno, disprezzo, risentimento

dal latino: indignari, da indignus non degno.

È la parola del momento, di moda esplosiva. Purtroppo, fra tutti i sinonimi che indicano questo tipo di sentimento, è il più debole e infelice. Mai fidarsi delle mode.

L'indignazione è quel sentimento che nasce davanti al non degno, ma per il suono stretto, quasi stridulo, riesce un sentimento capriccioso, smorfioso - certo non posato, non nobile né maestoso come invece una stima sulla dignità dovrebbe essere. Ci si indigna davanti alla politica, perlopiù, ma per interessi idioti, e si rinviene affine la comune espressione "non ho parole", embrionali e acerbe intuizioni di ingiustizia.

Questa parola non ha nulla della grazia dello sdegno, che storna l'onore, niente della concretezza del severo e deluso disprezzo, e neppure ha i colori pesanti di una rabbia invelenita. È anonima e mediocre: quando sarà passata di moda tornerà probabilmente ad una dimensione e a delle sfumature più eleganti.

Parola pubblicata il 27 Luglio 2011

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