Infirmare

in-fir-mà-re (io in-fìr-mo)

Indebolire, invalidare

voce dotta recuperata dal latino infirmare, da infirmus, derivato di firmus 'saldo, fermo', con prefisso in- negativo.

Se si parla di persone inferme e di infermità, (come anche di infermieri e infermerie) sappiamo tutti di chi e che cosa stiamo parlando. Sono voci che, in tempi diversi ma comunque agli albori dell'italiano, scaturiscono dall'adattamento dell'antico termine latino infirmus, 'non saldo', e si sviluppano quindi intorno a un nocciolo di debolezza, fisica o mentale ma sempre patologica (la grande fatica non mi lascia infermo).

L'infirmare, invece, ha avuto una sorte diversa. Il suo recupero dotto dall'infirmare latino non è stato adattato, ma soprattutto non ha niente a che vedere con la patologica debolezza del fisico o della mente. O meglio, ne ha scremato solo i significati figurati che il latino già conosceva, significati di alto profilo intellettuale.

Partendo dal nocciolo dell'infiacchire, l'infirmare oscilla fra il confutare e l'invalidare: con la tua critica acuta infirmi l'argomentazione che regge tutto il mio ragionamento; un vizio di forma infirma il procedimento; il nuovo risultato infirma la teoria precedente. Il lessico giuridico è stato un volano importante per la stabilità del termine — e va notato che esisterebbe anche il verbo 'infermare', che però invece non ha niente di figurato, racconta un rendere infermi. Ma che cosa c'è di speciale, in questo infirmare?

C'è una grande eleganza: l'infirmato cede perché parti che dovevano essere salde e ferme hanno iniziato a ballare, non hanno retto. Come tante parole costruite in negativo, ha la grazia della litote, di un'affermazione coperta. Insomma, sicuramente è un verbo la cui ricercatezza ingentilisce il discorso, a dispetto di un significato che, se non è ostile, ha volentieri un profilo di critica: dopotutto, quando pronunciamo questa parola, stiamo notando una debolezza, e se mi infirmi l'argomentazione, se il vizio infirma l'atto, se il risultato infirma la teoria non si creda che non ci sarà da discutere, e con toni accesi.

Sarebbe bello poter dire anche che usandola non si hanno problemi ad essere intesi vista la vasta parentela di parole comuni che può vantare, ma forse non è così. Leggendo per la prima volta 'infirmare' si può credere di vederci dentro un 'firmare' (peraltro non peregrino, firmare è confermare, siamo sullo stesso albero), ma la differenza nell'adattamento rende meno perspicuo il nesso fra infirmare e infermità. Vero è che, notato una volta, scordarlo è difficile, e l'infirmare resta una risorsa pronta di un parlare distinto e forbito.

Parola pubblicata il 03 Dicembre 2019

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