Magagna

ma-gà-gna

Imperfezione, difetto, in particolare nascosto; vizio

dal provenzale antico maganhar 'ferire, storpiare', probabilmente derivato dal francese antico mahaignier, forse di origine germanica.

Non è una parola particolarmente aulica, ma nemmeno così bassa e colloquiale come potrebbe sembrare. È espressiva (ha un suono nasale formidabile), e i suoi significati sono molto versatili.

La magagna è fondamentalmente un difetto, sia fisico, sia morale: una storpiatura. Ma questo difetto ha la particolarità di non essere manifesto, anzi è nascosto. A volte è un accidente, ma molte volte è furbamente tenuto nascosto. E in questi casi la magagna prende un'aura di spiacevole piccolezza.

Si parla allora di scoprire le magagne di un contratto, delle magagne del candidato che saltano fuori in campagna elettorale, ma anche della persona in là con gli anni che, nonostante qualche magagna, gode di buona salute, e dell'auto piena di magagne.

La usa anche Dante. Nel XXXIII canto dell'Inferno troviamo un'invettiva contro i Genovesi: «Ahi Genovesi, uomini diversi/ d’ogne costume e pien d’ogne magagna,/ perché non siete voi del mondo spersi?» Va bene che Branca Doria era una canaglia, ma il Nostro, talvolta, tendeva a generalizzare.

Parola pubblicata il 01 Ottobre 2015

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