Pacioso

pa-ció-so

Che ha un temperamento pacifico, tranquillo, bonario

derivato di pace.

Quella che doveva essere una parola piana diventa un po' più complessa. Pacioso è un derivato di 'pace': si dovrebbe trattare di un sinonimo di 'pacifico', che nella semplicità della sua composizione si mostra colloquiale, diretta, alla mano - descrivendo un modo di essere, un'indole, ma anche il modo e volentieri l'aspetto che l'accompagnano. Ci stupisce che girino certe voci su un tipo così pacioso, la nostra collega è una tipa paciosa che non abbiamo mai sentito alzar la voce, e a calcetto la compagnia paciosa tira fuori una competitività ferina. Niente macchie, sul pacioso. E però.

È facile che il pacioso, nell'uso, adombri una certa indolenza, un esser tardo. Pare ci siano delle mollezze lente, nel pacioso, e anche un po' ottuse. Ma sono delle estensioni confusionarie. Negli archivi della nostra mente il pacioso siede accanto al pacione e al pacioccone, che in effetti si avvicinano a questi significati - il pacioccone (peraltro probabilmente derivato del romanesco baciocco, ossia 'sempliciotto', poi attratto su 'pace') pare avere più presa sulla sfera dell'aspetto, descrivendo una persona grassoccia e quietamente buontempona, il pacione, col suo accrescitivo netto e un po' caustico, sembra imperniarsi su una pigrizia smussata, un'inerzia grossa, senza accenti.

In una certa misura è inevitabile che i compagni di banco s'influenzino, per quanto diversi - e qui ne abbiamo tre, di origine romanesca, che insistono grossomodo sulla stessa sfera. Ciò nonostante, un uso raffinato della lingua colloquiale richiede di discernerli: nel pacioso la semplicità dritta di un'indole pacifica non va confusa con l'essere sempliciotti. Né tortuosità significa acume.

Parola pubblicata il 24 Settembre 2018

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