Pluteo

plù-te-o

In architettura, pannello simile a un paravento che separa l'altare e il coro dal resto della chiesa, oppure elemento apposto fra le colonne di un portico per chiuderlo; nelle antiche biblioteche, mobile che fungeva da armadio e da leggìo; nell'antica terminologia bellica, riparo mobile che proteggeva gli assedianti

dal latino: pluteus parete di difesa, riparo.

Parola fortunatissima in passato, che si è gradualmente ritirata in significati sempre più particolari ed eletti.

Ha in sé tutta la nobiltà di un diaframma, in più con la connotazione della protezione, della difesa: ma il pluteo è più di uno scudo, più ampio, più solido, una corazza larga, un saldo muraglione, un bunker.

Durante una discussione stringente in accademia ci si può difendere col pluteo dell'opinione di un'autorità in materia; al lago la ragazza, aiutata dalle amiche, si cambia nascosta da un pluteo di teli; nella chiara Biblioteca Laurenziana, preziosi tomi rinascimentali dei Medici sono protetti nei plutei disegnati da Michelangelo.

Parola pubblicata il 29 Aprile 2011

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