Proteggere

pro-tèg-ge-re (io pro-tèg-go)

Difendere, riparare

dal latino: protegere composto di pro davanti e tegere coprire.

L'immagine è veramente fondamentale, archetipica: il coprire che difende, che ripara. Scorgiamo quindi in questa parola una forza elementare e colossale, una tensione comune, un istinto atavico: alzando la mano ci si proteggono gli occhi dal sole, si protegge il figlio dall'aggressore frapponendo il proprio stesso corpo. La connotazione forse più impalpabile - più chiara nell'uso latino - è però il difendere nascondendo. Chi protegge, o ciò che protegge, cela il protetto agli effetti di una forza impietosa, o agli occhi scrutatori di chi lo cerca come una bestia. Così i rifugiati in una soffitta durante la seconda guerra mondiale venivano protetti dalle retate delle mannare polizie nazifasciste dalle volontà di santi; così l'infermiere di oncoematologia scaccia ridendo la tristezza e lo scoramento proteggendo i malati e i loro cari dal troppo dolore, coprendoli dall'ineluttabile con le resistenti ali del riso. È forse un connotato troppo sfumato, nel genere della protezione, ma magari, magari è proprio quella nota olfattiva che nei seni del nostro cervello ce la rende così meravigliosa.

Parola pubblicata il 09 Luglio 2012

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