Raccapriccio

rac-ca-prìc-cio

Orrore, ripugnanza

composto da ri- rafforzativo e capriccio, da caporiccio cioè capo coi capelli ritti dalla paura.

Il raccapriccio è un senso profondo di orrore; non è esplosivo come lo spavento, è più sottile: è quel turbamento che ti fa formicolare il cuoio capelluto, che paralizza l'espressione del volto e i muscoli del corpo. Si può dire che non sia quella paura di quando si teme per la propria incolumità, non ha quella scarica di adrenalina che ti prepara a batterti o a battertela, ma ha il senso di quando si rabbrividisce davanti a qualcosa di ripugnante, di abominevole, di grottesco, disumano. E il suono spezzato della parola rende bene l'incredulità paralizzata del raccapriccio.

La soluzione del mistero di un delitto potrà infine avere un esito raccapricciante, quando si scopre il colpevole più insospettabile, o il movente più agghiacciante; sarà raccapricciante il racconto pulito del vecchio gerarca della dittatura, che narra di stragi come il nonno muratore parla di case; con raccapriccio si vedrà la propria vecchia compagna di scuola bucarsi in un sottopassaggio.

Non è un tipo di sentimento che capita spesso di provare, per fortuna; cionondimeno è fondamentale misura dell'umanità. Perdere l'inquietudine del raccapriccio significa ridursi ad una condizione bestiale, scollata dalla coscienza.

Parola pubblicata il 21 Maggio 2013

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