Reperto

#Archeosharing

re-pèr-to

Oggetto ritrovato durante una ricerca

dal latino repertum ciò che è trovato, participio passato di reperire trovare, composto da re- di nuovo e parère procurare.

Il reperto non è solo qualcosa di ritrovato: è qualcosa di ritrovato durante una ricerca, che si inserisce in un percorso di ricostruzione razionale. Ad esempio, le foto del nonno che sono saltate fuori in soffitta non sono reperti, ma se dopo che se n'è andato frughiamo fra le cianfrusaglie cercando qualcosa che ancora ci racconti di lui, ecco che lo diventano. Se camminando sul sentiero inciampo in un rocchio di colonna che affiora dal terreno, non sono caduto su un reperto: è un reperto quando mi domando che cosa ci faccia lì, quando lo intendo come tassello di una storia. Infine, se trovo per terra una banconota non è un reperto, ma se si trova sul luogo del delitto, e ha certe impronte sopra, ecco un reperto, che potrà diventare prova nel processo.

Caso formidabile di come la qualificazione di un oggetto cambia al solo variare del pensiero rispetto a quell'oggetto.

«Distingue il reperto da qualsiasi altro oggetto trovato o ritrovato l’essere frutto di una ricerca specifica. Il monile, chiodo, moneta o fibbia estratto dal terreno dal gitante col metal detector nel cestino della scampagnata non è reperto. La statuetta, spada, mosaico o coppa venduta sul mercato antiquario ed esposta in salotto o in giardino non è reperto. Il reperto assume il suo valore a seconda del contesto in cui viene rinvenuto, dell’associazione con altri reperti o dati, e il suo significato viene influenzato dall’intenzione e dal metodo di chi lo trova, dalle domande che fa a se stesso chi lo interroga. L’archeologia, ad esempio, non fa differenza tra reperti belli e brutti, tra la venere e il frammento. La comunicazione archeologica contemporanea si preoccupa di far superare anche al pubblico il “feticismo del reperto”, distogliendo l’attenzione dall’oggetto in sé e riportandola alla storia delle donne e degli uomini che l’hanno prodotto, venduto, ammirato, usato, scambiato, a volte distrutto e dimenticato.

Un’ultima cosa: è triste, lo so, ma i reperti sono gli oggetti che sopravvivono alle persone. Scegliamo bene i nostri oggetti, o scegliamoli biodegradabili.» - Marianna De Falco, archeologa dei "Laboratori Archeologici San Gallo"

Parola pubblicata il 20 Ottobre 2015

#Archeosharing - con Laboratori Archeologici San Gallo

Con la cooperativa di archeologi dell'Università di Firenze, una serie di parole sull'archeologia, fra scienza, identità culturali, percorsi di pace e narrazioni.

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