Ruffiano

ruf-fià-no

Chi, per denaro o altri interessi, agevola gli amori altrui; adulatore

etimo incerto; forse incrocio fra il latino rufulus uomo coi capelli rossi e puttana; forse dal longobardo hruf forfora; forse dal nome proprio Rufia, intendendo il colore fulvo delle parrucche usate ai tempi dalle meretrici.

Quella del ruffiano era una figura a metà fra il mezzano, combinatore di matrimoni, e il lenone, protettore di prostitute: gli amori che favoriva potevano essere d'ogni tipo. Il ruffiano ha però un connotato più marcatamente viscido: egli cura i propri interessi attraverso manovre astute, indotte con l'adulazione, ostentando sottomissione.

Attualmente il ruffiano ha perso la relazione con i fatti amorosi, rimanendo, in modo generico ma efficace, il leccapiedi che cerca favori per proprio tornaconto. Sarà ruffiano il giornalista che intervista il proprio politico di riferimento, attendendo riconoscimento o ruoli prestigiosi; sarà ruffiano lo studente più che capace che vuole farsi notare dal professore aspirando a un posto da assistente; il venditore ruffiano tenterà di lisciare il cliente con complimenti e lusinghe per indurlo a comprare.

Parola pubblicata il 11 Febbraio 2013

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