Safari

sa-fà-ri

Battuta di caccia grossa o spedizione fotografica condotta nei territori dell'Africa equatoriale o tropicale

voce swahili che significa viaggio; derivata dell'arabo safara viaggiare, e giunta a noi attraverso l'inglese.

Parola a prima vista semplice, ma densa di connotati.

Il safari è la spedizione compiuta in Africa all'interno di una regione ricca di animali, sia per fini venatori, sia per fini scientifici, documentaristici o turistici. Anche se oggi i safari vengono condotti a bordo di massicci veicoli a motore e con equipaggiamenti moderni, nell'immaginario collettivo rimangono associati al biondo baffuto con in testa il classico Pith helmet inglese e in spalla un fucile rétro, che scruta l'orizzonte col binocolo, pronto ad ogni evenienza, alla guida di una lunga e difficile spedizione nell'ignoto della savana. È forse per questo che il safari resta indissolubilmente connesso all'avventura, definitivamente colorato di rischio, adrenalina, fascino e senso di libertà: quando l'Occidente coloniale ha riconosciuto il ventre primordiale dell'Africa, questo ha avuto su di quello e sulle sue fantasie una presa tale da essere per noi, oggi, difficilmente comprensibile. Nell'usare in senso figurato questa parola è di quell'immaginario che dobbiamo tenere conto, e non dei safari di un giorno fatti in ridenti e grassocce comitive.

L'amico che ha appena ereditato una grande cantina rimasta serrata per dieci anni invita i compari più esperti in un safari enologico; nel tentativo di sedurre la piacente matricola ci si offre di guidarla in un safari dell'università - ma non in segreteria, lì è troppo rischioso; e quando una coppia si stringe, si profilano all'orizzonte lunghi safari nelle rispettive famiglie.

Parola pubblicata il 30 Marzo 2014

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